Racconto di un'estate al Jobber

Tra dipendenti che mollano, stipendi dimezzati (forse), società nel baratro, management sull'orlo di una crisi di nervi e una strana sensazione che non sia finita qui...

Intro (bentornati!)

Dopo un agosto in ferie (alla fine 15 giorni come tutti i jobber…) ritorna Jobbermag. Tante sorprese e tante novità ci aspettano per la nuova stagione. Anche ad agosto mi sono arrivati molti spunti dalla community e avevo il prurito alle mani ma ho resistito. Ringrazio quindi Andrea Bedorin che ci regala questo sontuoso recappone di molte cose successo nell’ultimo mese mentre sonnecchiavamo sotto l’ombrellone.

[E sta arrivando anche la parte sul dipendente CR7, il Capo Allegri e il nostro caro vecchio pozzo di spunti: il Management Juve… iscriviti a Jobbermag per rimanere aggiornato. Buona lettura].


Estate catalana, una stagione triste, solitaria y final: no tengo dinero.

Dopo quanto successo a sorpresa in settimana mi è venuto da pensare se ci sia del marcio in Catalogna e l’affaire Messi sia solo la punta della basura del calcio business? Sembra incredibile quanto accaduto a Barcellona con il genio argentino. Ammainata la bandiera Messi. 

Dopo una stagione 2020/2021 vissuta da prigioniero politico e con scarsi risultati sportivi, l’estate di Leo sembrava più serena grazie alla conquista de la Copa America con l’Albiceleste e al ritorno dell’avvocato Laporta al vertice del club. A differenza della scorsa estate si era convinto di poter restare a “casa sua”, con l’accordo verbale stretto con Laporta a dimezzarsi lo stipendio e grazie ad una campagna acquisti all’altezza, vedi l’arrivo dell’amico Aguero, ma…verba volant scripta manent. Contratto saltato.

La dirigenza catalana si è trovata infatti davanti all’imponderabile: crollo delle entrate, effetti di pandemia e lockdown, rigido fair-play finanziario imposto dalla Liga, opposizione all’accordo stretto tra Liga e fondo finanziario CVC, problemi internazionali causati dal tentativo non ancora rientrato di Superlega. Messi sarebbe potuto rimanere in caso di accordo del Barcellona con la Liga e il fondo CVC, ma secondo gli esperti avrebbe significato perdere 800 MN di euro nei prossimi 20 anni (?). Nemmeno un Messi sul viale del tramonto poteva garantire tutta questa plata. Mes(si) que un Club.

Un Camp Nou vuoto per un anno e mezzo come le casse del Barcelona Futbol Club, club sull’orlo del baratro. Impossibile il rinnovo. Non esistevano più le condizioni per rispettare il fair-play finanziario imposto dalla Liga. Laporta decide di non temporeggiare, non volendo passare un’estate tormentata nella vana speranza di trovare una via per rinnovare il contratto di Messi. Pare che nemmeno gratis potesse tornare a vestire la camiseta blaugrana (dicono gli esperti) e onestamente non glielo si poteva chiedere. 

Due presidenti del Barcellona non sono riusciti a far quadrare i conti a causa del crack per il Covid-19 e hanno perso il loro craque infinito. Una società in declino ha deciso di puntare sul collettivo e non sull’asso nella manica che con la sua classe nelle ultime stagioni aveva occultato problemi strutturali e di gestione, ma non era bastato ad evitare clamorose e numerose im-barca-te europee (Roma-Barcellona 3-0, Liverpool-Barcellona 4-0, Bayern-Barcellona 8-2, PSG-Barcelona 4-1).

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Quando vuoi cambiare lavoro, ma sbagli Azienda
La caduta del Barcellona Calcio dal piedistallo di top squadra dominante e società ricca di virtù a cui ambire spasmodicamente non è roba di ieri. Dei 4 gol presi agli ottavi di Champions in casa per mano del PSG di Mbappé. Nemmeno degli 8 gol presi dal Bayern Monaco l’anno scorso. Ma nemmeno i 4 dal Liverpool in rimonta nel 2019 o i 3 in rimonta dalla ……
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Sicuramente i troppi cambi di allenatore, i troppi soldi spesi in acquisti scellerati. Supporting cast non all’altezza di recitare al fianco della star argentina. Pochi nuovi giovani emersi dalla cantera (inespressi) – in effetti non capita tutti i giorni di allevare cuccioli come Pique, Jordi Alba, Busquets, Xavi, Iniesta. Talenti persi per strada: Tiago Alcantara su tutti.

A Barcellona stanno vivendo una stagione triste, solitaria y final. I risultati calcistici come detto non erano da anni non all’altezza a livello europeo e la gestione finanziaria ancor meno oculata. Bisognerà fare le pulci al bilancio della società catalana. Nel frattempo, finisce la storia d’amore con la pulce. Non esistono matrimoni che non siano anche fondati sul fair-play economico. 

Il Barcellona che grazie a Messi è diventato squadra di interesse globale, e a tratti è riuscita ad eclissare il Real Madrid, ora deve trovare una nuova strada.

Casa Inter: divorzio con Lukaku: volevi solo soldi, soldi.

Altro palcoscenico: la Scala di Milano. Sponda nerazzurra. L’addio del manager dello Scudetto si è consumato perché i Conti non tornano. La gestione finanziaria della proprietà cinese Suning è sempre stata opaca - sfido io a leggere i loro ideogrammi - ma ora sembra chiaro che i grandi investimenti del “governo” cinese sono stati bloccati come effetto della crisi post Covid. La lusinga della superlega è subito rientrata dopo che la UEFA aveva alzato la voce. Il cambio di allenatore ha certamente scontentato alcuni tesserati che temevano un ridimensionamento. Inzaghi non li ha evidentemente convinti a restare. Gioco moderno, solida organizzazione e gestione dello spogliatoio non sono mai mancati a Simone Inzaghi. Ottimo tecnico ma resta una scommessa per una piazza esigente. 

La situazione finanziaria interista ha costretto la dirigenza a scelte impopolari. Hakimi è volato a Parigi per “pochi” franchi, ma probabilmente ci sarebbe anche andato a piedi. L’intera Inghilterra ha cantato durante l’estate un inno da stadio:  “It’s coming home”…espressione mai tanto azzeccata per il panterone, il gigante buono (ma non fesso) Lukaku. Torna a Londra, sponda Chelsea, per rinforzare la squadra campione d’Europa in carica che aveva vinto in Europa grazie allo spirito di squadra senza centravanti di ruolo. Buco ora riempito coi milioni di Abramovich.  115 Milioni di buoni motivi per l’Inter. 5 milioni all’anno in più per Big-Rom. Lukaku è tornato con proclami d’amore. Nel faccia a faccia con Ibra nel Derby deve avere imparato la lezione. Innamorato, sempre di più. 

Era oggettivamente impossibile trattenere un dipendente attirato da una società più danarosa, che offre sfide certamente più competitive. Tutti contenti tranne i clienti (tifosi) dell’Inter. Spiaze. E’ il capitalismo bellezza. Follow the money.

Però non si riparte da zero. La Raffa nazional cantava: “E se ti lascia lo sai che si fa? Trovi un altro più bello che problemi non ha!” 

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Quando un collega pensa di essere più bravo di te.
Romelu Lukaku è un ottimo giocatore, non certo uno che rimarrà nella storia del calcio, né un bomber da 80 milioni di euro. Né tantomeno uno dei migliori 5 giocatori al mondo come lui stesso si è proclamato giusto pochi giorni fa in un’intervista alla prestigiosa rivista France Football. Ma queste sono mie opinioni personali. Non valgono molto e solo il……
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Dopo 6 anni giallorossi conditi da tentativi di fuga a più riprese verso il Nord, Dzeko riesce finalmente a coronare il sogno di giocare per una delle big 3 del campionato italiano. Vedremo se il talento cristallino e l’esperienza del cigno di Sarajevo possano fornire le garanzie tecniche necessarie ai campioni d’Italia in pectore per restare al vertice. Usato garantito.

I cinesi hanno evidentemente ridimensionato le proprie aspettative cercando un piano a medio termine, cambiando leader per valorizzare il capitale umano a disposizione e cercando nuovi talenti da inserire nel team. Chalanoglu soffiato ai cugini del Milan è un buon innesto e il Dumfries visto all’Europeo potrebbe non far rimpiangere Hakimi.

Sembra però tirare aria di smobilitazione. Lasceranno i cinesi Milano in fretta e furia come gli americani hanno abbandonato Kabul? Il dubbio è lecito in questa crisi economica senza precedenti in cui si trova il calcio professionistico mondiale. 

I tifosi spingono con insistenza verso nuove formule di finanziamento per tutelare il patrimonio sportivo e affettivo della Beneamata. Azionariato Popolare. Insterpac. Socios. Le nuove idee spinte dall’entusiasmo sono sempre da incentivare ma servono metodo, rigore…e soldi. Vedremo come evolverà questo progetto pilota, unicum nel calcio italiano.

Come programmare l’imponderabile?

Il tuo miglior talento lascia il team senza preavviso in cerca di nuove sfide e stipendi più corposi. È la realtà del lavoro. Spesso sono le condizioni economiche a spingere ad un cambio di lavoro. Le svolte professionali sono però spesso motivate da molteplici fattori al di là del salario: relazioni coi colleghi, rapporti non funzionali col proprio supervisor, ambizioni dell’azienda, possibilità di crescita. L’ambiente è fondamentale nella scelta.

La società per contro deve trovare il modo di sostituire il talento in fuga che non si è voluto/saputo/riuscito a trattenere. Una redistribuzione delle responsabilità tra i colleghi, una nuova organizzazione dei compiti, l’investimento nella formazione di nuovi leader emotivi e una base solida di valori condivisi sono elementi essenziali per ristrutturare. Senza dimenticare una comunicazione chiara ai propri soci/consumatori per evitare danni ulteriori di immagine. Il legame emotivo col cliente è necessario per il successo delle proprie imprese/intraprese.

Ca va sans dire che “no tengo dinero” non è una strategia efficace per continuare a competere.

Nuova stagione di Jobber, nuove puntate. Fate il vostro gioco. Stay tuned. 

PS – Riflessione di natura più generale. Le criptovalute cercano mercati e quindi visibilità. Quale miglior vetrina se non il calcio e le magliette viste e comprate da milioni di tifosi? Le aziende del settore ora si propongono come sponsor ben visibili sulla maglia a pelle di serpente dell’Inter (non è la maglia dell’Inter sostengono i puristi della tradizione che non comprendono i meccanismi del merchandising e i nuovi mercati), su quella della AS Roma e di altre squadre europee. Pure la pulce viene pagata in parte dal PSG con cripto. A new order is coming?

Milanello 

2020/2021: ottima annata per il Milan. Il vecchio Ibra come leader carismatico, padre Pioli alla guida, valorizzando i giovani e il collettivo hanno assicurato prestazioni ben superiori alle previsioni finché non è emersa la carenza di esperienza al vertice. Ora perde a zero uno dei suoi migliori elementi Chalanoglu che è andato a portare i suoi servigi ad una contender…per più soldi, come visto in una puntata precedente.

Gli unicorni esistono: giovani con esperienza. 

Il Milan riesce a perdere il simbolo tecnico della propria rinascita, nonché serio candidato a pallone d’Oro dopo l’Europeo vinto a Wembley. Il giovane ma esperto Dollar-umma sbarca a Parigi, nel super team assemblato in un’estate di ingaggi monstre e parametri zero. Il Diavolo non aveva le possibilità di scendere a patti col Diavolo di Rajola, ma è lecito domandarsi se il Milan potesse evitare di perdere a zero tanto capitale tecnico prima delle scadenze di contratto. Avvocato cercasi.

Negoziare è un talento importante nel mondo del lavoro. Ugualmente riconoscere il talento. Perdere un talento enorme a zero non è una scommessa ma una scelta quasi scellerata. La comunicazione è tuttavia stata efficace a livello emotivo tratteggiando Gigio come mercenario. Questo ha in parte lenito la rabbia dei tifosi milanisti. Di certo restano dubbi sull’operato di Maldini: cercasi esperto di risorse umane.

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Per essere autorevoli non serve essere arroganti.
INTRO: Molti iscritti a questa newsletter di fede milanista in questi giorni: “Da quando prendi spunto dall’Inter sono molto più contento!”. Effettivamente in passato mi ero spesso espresso utilizzando Maldini, Gazidis e compagnia, ma l’ultima settimana è stata inevitabilmente targata Inter con addirittura…
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Lo specialone

Non dimentichiamo un cambiamento radicale nella compagine giallorossa. Sempre meno romana e più internazionale. Il manager della Roma resta portoghese. Esce Fonseca, entra Mourinho. Dopo 20 anni sulla panchina della Roma torna a sedere un manager già affermato, un vincente senza se e senza ma. Lo special-one è istrionico e conosce il campionato italiano dopo aver ottenuto il più grande risultato calcistico in Italia: il Triplete. Un unicum in Italia. Sembra sulla via del tramonto, dopo esperienze non positive al Tottenham, che continuerà a pagargli in parte lo stipendio*. Operazione affascinante.

Mou si associa alle sfide della nuova dirigenza a stelle e strisce che sembra mossa da grandi ambizioni. Investimenti sostanziosi, riorganizzazione del management, Mourinho punta di diamante della campagna acquisti, tentativi di comunicazione più efficace per silenziare le radio romane. Restano tuttavia enormi problemi strutturali: il progetto stadio è stato affossato dalla politica, un buco di bilancio che sembra più profondo delle famose buche di Roma, una squadra con limiti fisici e tattici da colmare - che nonostante tutto è riuscita a spingersi in semifinale di Europa League nella passata stagione. 

È stato venduto il totem Dzeko, simbolo degli ultimi anni passati sull’ottovolante dei risultati e delle emozioni, come si è soliti vivere nella capitale. Al suo posto una puntata azzardata al Casino del calciomercato, il nuovo profeta del gol Abraham. Saprà ora San José da Setubal aumentare il valore di una rosa con buoni elementi,  riportare entusiasmo nella tifoseria e fedeli allo stadio? Un progetto a medio termine sembra necessario, ma si sa che a Roma la vera sfida è gestire l’umore del popolo giallorosso. 

*Bisogna ricordare che la Premier League è di certo la lega più competitiva e difficile grazie alla redistribuzione dei diritti tv che riducono le differenze economiche e valorizzano la buona gestione, idee vincenti e management (sebbene il fair-play finanziario resti utopico per il City…anche i ricchi piangono?)

Maison Paris – Ici c’est Paris Messi ? Mais oui!

Messi ha recitato fuori dal campo due scene a lui non consuete. Un addio triste, solitario y final con conferenza stampa strappalacrime e saluto senza i propri tifosi. Esiliati dal Camp Nou, causa pandemia. La seconda mise en scene è il cambio di casacca ma non di colori (rosso-blu restano sulla maglia). Nuovo numero: il 30 (10+10+10). Messi è rimasto triste pochi giorni e si è subito accasato nella Ville Lumiere, con un coup de theatre talmente scontato che i bookmakers lo quotavano meno di un oro olimpico di Michael Phelps.  Una nuova sfida alla corte degli emiri del Qatar, altissime ambizioni professionali, colleghi esperti, degni eredi cui fare da mentore (Mbappé), amici (Neymar, Paredes, Di Maria). Tutti questi elementi sembrano rendere il PSG un posto ideale dove esportare il suo talento. 

I detrattori dell’argentino diranno che è obbligato a vincere e finalmente si capirà se sia il migliore. Altri diranno che è andato a svernare in un campionato di bassa lega. Altri lo difenderanno a prescindere dalle prestazioni perché cosa deve ancora dimostrare, dopo la vittoria in Copa America con la Seleccion. Esilio dorato e nuovo palcoscenico, vedremo come se la caverà all’Operà nel PSG.

Il PSG dopo la campagna acquisti sembra una collezione di figurine forse paragonabile solo a quella dei Galacticos di Madrid. La squadra è un pochettino sbilanciata. E Pochettino dovrà essere bravo a trovare un equilibrio ed una (s)quadra.

Un manager che ha fallito tutto nella scorsa stagione ma cui viene dato un budget illimitato per assemblare un team quasi senza difetti. Come definirlo? Un Pochettino fortunato.

Ad oggi sembra utopia competere col PSG e si spera che salti fuori qualcuno che spenga le luci della ville lumiere. A me resta la domanda: quando mai verrà introdotto un salary-cap stile NBA per impedire certe storture? Lo sport professionistico americano ha regole (non sempre ferree c’è da dire) per bilanciare i roster affinchè sia possibile competere e vi sia un frequente ricambio al vertice – la competizione è garanzia di spettacolo, interesse e quindi incassi. Fatico a capire come l’Unione Europea fondata sul diritto alla concorrenza non sia ancora giunta ad accordi con la UEFA per tracciare limiti che evitino posizioni dominanti. 

Casa Guardiola

La vita può essere una mano di poker. Anticipare troppo le mosse può causare rimpianti, ma non sai mai cosa ha in mano l’avversario. Guardiola ha adottato un approccio molto British ma sicuramente gli è andato di traverso il passaggio di Messi al PSG. Immaginate le sliding doors: esce Aguero entra Messi. Certamente un upgrade ma non sarebbe stato funzionale alle necessità di Pep. Un attaccante serviva ed invece un Grealish da 117 Milioni è arrivato. Continuiamo a domandare a Guardiola dove sia l’attaccante..e anche dove sta il fair-play finanziario? Sicuramente a Dubai gli sceicchi non lo trovano scritto nel dizionario arabo, né nelle sedi dei loro amici della FIFA. 

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Quando il capo è bravo, ma pensa di essere più importante del suo team.
Hai presente quando va tutto bene? Fai il lavoro che ti piace, sei su progetti interessanti, coi tuoi colleghi ti trovi alla grande. Lavorate, vi aiutate, siete un bel team. Il Capo poi. È un genio visionario, ha tanto da insegnarti e ti insegna. Tu cresci, impari, migliori. Raggiungi obiettivi che non pensavi. Stai proprio bene, sei felice…
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Postilla olimpica

Da Wembley a Tokyo: Inghilterra di nuovo seconda e senza stile. Gli inglesi non ci ha proprio fatto una bella figura a sospettare di doping le frecce tricolori della 4x100. Il sospetto caso doping era in casa propria. Spesso è meglio guardare il proprio giardino per comprendere le ragioni degli insuccessi e non incolpare gli avversari di avere usato scorrettezze, non visibili né provate. Meglio osservare quello che puoi controllare, gestire e migliorare: le proprie prestazioni. Un mattoncino alla volta. Un passo alla volta. Una frazione alla volta.

Lo psicologo Jonathan Haidt sostiene che la felicità “si vinca” in parte alla lotteria dei geni, in parte dipenda dalle condizioni ambientali favorevoli alla crescita, e in parte arrivi grazie al carattere e all’approccio al lavoro. Geni, ambiente, attitudine (mentalità). Tanto è predeterminato ma possiamo lavorare sul resto.

NOTA: Avrei bisogno di qualche lezione di football economics for dummies. Intanto datemi un martello…

PPS Woody Allen si domandava nel film Match Point: conta di più il talento o la fortuna? 

Se non siete fortunati, dovete lavorare molto di più per ottenere magari di meno. Di sicuro l’attitudine a migliorare, la resistenza alla fatica e una forte motivazione sono gli strumenti per cercare di compensare talento insufficiente e fortuna avversa. 

A cura di Andrea Bedorin (linkedin / facebook)

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Copertina Jobbermag #0 | Vol.3 | Agosto/Settembre 2021