A quale collega assomigliano Dybala e McKennie?

HRJUVE - Lo speciale | Pt.1

Intro: Jobbermag presenta HRJuve, primo numero di una nuova rubrica dove le rose delle squadre vengono raccontate come team di lavoro in Azienda. Il primo spunto l’ho trovato dentro la Juve di Pirlo.

Weston McKennie - Lo Stagista inaspettato

McKennie è sicuramente la sorpresa più grande della nuova stagione juventina. Grande e assolutamente inaspettata.

Arrivato per ultimo, senza background, senza ruolo, senza sponsor e con quel retrogusto di pregiudizio dato dalla sua terra di origine, gli Stati Uniti, storicamente avvezzi al Basket, al Baseball e agli Hot Dog, meno al Calcio (chi si ricorda di Freddy Adu?) il ventiduenne ex Shalke 04 si è guadagnato un posto da titolare a suon di corsa, gol e ottime prestazioni.

McKennie sembra un po’ quello stagista che ti ritrovi un giorno in ufficio e nessuno sa da dove sia spuntato o chi l’abbia mandato. Certo non l’hai scelto tu. Lo tratti con sufficienza perché sconosciuto, giovane e lì da poco. Cominci a dargli dei compiti facili, quasi umilianti, le fotocopie, il caffè, vai vai vai, sogghigni facendo leva sulla tua seniority (che quasi mai fa rima con “competenza maturata sul campo”, ma più con “son qui da tanto”) e lui zitto fa. Lo compatisci anche un po’, accavalli le gambe sul tavolo e pensi a come sfruttarlo. Però lui ascolta. Non per forza te, ha capito che sei un coglione, ma tutto quello che gli capita intorno. Specie il Capo che ha subodorato che dietro quel ragazzo c’è più di un giovane redneck texano. Lavora meglio e impara ogni giorno. Quello che tu hai smesso di fare anni fa.

Non fai in tempo ad accorgertene che sei già in panchina.

Paulo Dybala - Il top manager strapagato

Paulo Dybala in questa Juve non ci può stare. Il suo ruolo non esiste e il suo posto in squadra è traballante. Chiariamo, se sei un fuoriclasse come Paulo Dybala e non sei titolare inamovibile evidentemente c’è qualcosa che non quadra. Nel suo caso l’elefante nella stanza è chiaramente Cristiano Ronaldo che da quando è arrivato ha stravolto squadra, ruoli e gerarchie. Ma senza pretese e pretesti, semplicemente confermandosi il numero 1 ogni giorno che Dio manda in terra.

Dybala non è un centravanti come Benzema, non è un ala come Bale o Lucas Vasquez, non è un trequartista, non è una mezzala di tocco come Modric, non è una mezzala di corsa come Maniche, non è, ho sentito pure questa, un regista come Jorginho. È una seconda punta, un 10 fine anni 90 (non un 10, un 10 fine anni 90, n.d.r), punto.

Ricordi Del Piero? Un ruolo che nella Juve non esisterà mai finché ci sarà CR7. O Messi. Che c’entra Messi? Dybala potrebbe fare al limite il terzo a destra in un tridente con massima libertà, ma solo in squadre che se lo possono permettere (la Juve potrebbe? Forse, Pirlo dice no. Per ora). Si dice che sia colpa sua che non ha completato il processo di maturazione. Ma chissà se a questo punto sia la causa o l’effetto. Certo è che Dybala, spiace dirlo (ma il rallentamento sulle trattative di rinnovo sono un discreto campanello dall’allarme…), deve andarsene. Per lui soprattutto.

Hai presente quando c’è un cambio ai vertici in un’Azienda oppure semplicemente c’è una fusione o un’acquisizione? E improvvisamente lo status quo viene completamente messo in discussione. “Devo cominciare a guardarmi in giro?” è la domanda che più spesso si sentono fare gli HR in situazioni di questo genere. I dipendenti sanno che qualcosa cambierà e quel qualcosa possono essere loro. Anche in realtà più contenute basta una riorganizzazione aziendale e tu che sembravi un Capo indiscusso, indiscutibile, puoi ritrovarti fuori dai giochi in un attimo. A volte senza nemmeno delle colpe. Arriva l’uomo nuovo, che come tale sembra sempre il più figo, e tu improvvisamente ti ritrovi ai margini. Un tempo eri stato l’uomo nuovo. Ti ritrovi a vagare per i corridoi cercando uno sguardo d’intesa, della solidarietà, qualcuno che ti dica “Ma no, sei ancora tu il Boss”. Ma è evidente come tu sia stato tagliato fuori dalle stanze del potere, dove si prendono le decisioni vere e dove chi parla conta. Anche quelli del tuo team smettono di ascoltarti o di subirti, ti vedono per quello che sei, un uomo solo. Piccolo anche. Strapagato, però.

Una situazione che non fa bene a nessuno. Non fa bene all’Azienda che si ritrova con un grosso peso difficilmente assorbibile o ricollocabile. Non fa bene ai tuoi riporti che non hanno più una guida forte e potrebbero mollare gli ormeggi. Ma non fa bene soprattutto a te. Che se sei finito in questa situazione perché sei un cane è bene che te ne renda conto in fretta. Se invece ci sei finito per intrighi di palazzo forse, grazie a voglia e curriculum, puoi trovarti una situazione migliore altrove.

Alla peggio potrai essere “l’uomo nuovo”, di nuovo.


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Copertina Jobbermag #18 | Vol.1 | Dicembre 2020