Il Settembre del Jobber

Intro

Prima di lasciarvi al bellissimo pezzo di Andrea Bedorin che è tornato a trovarci per il recap di Settembre regalandoci davvero tanti spunti interessanti in tema Jobber e jobberato vario, tra concetti come demansionamento, leadeship e team ispirati dalle più importanti notizie sportive di questo mese, una piccola nota a metà tra la smaccata promo e l’interessante rubrica per tutti: giovedì è uscito il mio nuovo libro. Niente di Jobberoso, ma se segui me da un po’ forse ti può regalare qualche ora di relax. S’intitola “Mio Fratello Gue’: Storie di rap, di rapper, d’Italia” e racconta un po’ di storie e aneddoti del mio personale viaggio in oltre 25 anni di rap italiano, una mia grande passione. Maggiori dettagli in descrizione qui e per i più curiosi pubblicherò quotidianamente estratti, contenuti extra e sorprese sul mio profilo Istagram, per cui se vuoi ci vediamo lì.

Questo mi ha fatto venire l’idea di creare una rubrica qui in Jobbermag dove spiego e rispondo a una serie di domande che mi fate spesso sull’editoria: come si fa a pubblicare un libro, cosa fa un editore, le librerie, la promo, l’editing, Amazon, etc. Per cui prossimamente vedremo questo tema dal punto di vista professionale sperando che la mia esperienza e avventure sul campo di questi anni possa essere di aiuto a chi vuole buttarsi in questo mondo. Del resto tutti hanno un libro nel cassetto.

Se ti interessa il tema e hai qualche domanda ulteriore scrivimela che la metto in agenda.

Ora torniamo ad occuparci della nostra vita da Jobber. Vi lascio a Bedorin e al Settembre del Jobber.


1.Impressioni di settembre

No, cosa sono? Adesso non lo so
Sono un uomo, un uomo in cerca di sé stesso
No, cosa sono? Adesso non lo so
Sono solo, solo il suono del mio passo

Siamo ad inizio settembre e la calura estiva di un calciomercato bollente e mai così esplosivo si mischia ad un misto di emozioni: energia per una nuova stagione da vivere con tutti i frutti da cogliere e la nostalgia di quello che poteva essere e non è stato fatto per migliorare la squadra del cuore.

Prima notizia di Settembre, anche se in realtà è già emersa adagosto. Il giovane Dollar-umma non trova posto da guardiano della porta del PSG e si accomoda come secondo sulla panchina. Una situazione da posto fisso, alla Zalone. Vedremo come si inserirà nella dinamica di squadra.

Jobber Magazine
Sicuro che per il tuo lavoro tu vali quanto chiedi?
Ogni volta che vado in Azienda ho la netta sensazione che le persone facciano meno di quanto possano. Ma in realtà mi convinco che siano le Aziende a chiedere meno. Provo a spiegarmi. Ho il dubbio che in Azienda non ti sfruttino (in senso buono) al 100% del tuo potenziale…
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Il dualismo tra l’attuale n.1 Keylor Navas, esperto leader dello spogliatoio, che sembra poter contare sul tesoretto emotivo delle relazioni costruito nelle ultime annate a Parigi, e Gigio che ambisce a dimostrare nel team più ricco d’Europa quanto ampiamente dimostrato nel Milan e in estate durante l’Europeo itinerante. Il miglior portiere d’Europa (e forse del mondo) relegato in panchina.

Situazione quasi paradossale dal punto di vista gestionale mi viene da dire. Aggiungere talento al team, strapagarlo con petrodollari, senza avere mansioni da fargli svolgere. Spreco di talento?*

Servirà pazienza o ci troviamo davanti ad una situazione di downshifting/demansionamento? C’è sempre qualcuno più bravo di te. Devi però essere bravo a non cacciarti in un vicolo cieco dove esistono alte possibilità che il tuo talento non venga valorizzato – soprattutto nel mondo delle super prestazioni, non della sopravvivenza di noi mortali.

Pochettino avrà una bella gatta da pelare se non saprà gestire le aspettative dei suoi “dipendenti”.

Al momento sembra che le strofe della PFM si adattino bene al destino del numero 1(2) MN del PSG - anzi numero 50 per via delregolamento transalpino: la rosa monstre del PSG si deve adattarealle regole. Ritrovarsi durante l’estate ad avere 8 portieri per un posto solo. Sembra un un gioco ad eliminazione o un reality show - ma è solo la reality del PSG.

Davvero la competizione genera i migliori risultati? O alla fine svaluta il capitale umano?

*Nel frattempo Donnarumma ha esordito in League1, e pure in Champions league con una buona prestazione, clean sheet. Esordio soft il primo, esordio top il secondo…ma è anche arrivata la debacle del primo weekend di ottobre contro il Rennes. Vedremo come continuano le avventure del giovane Erasmus italiano alla conquista di Parigi.

2 .Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare. (D’annunzio)

Tempo di nazionali, e i calciatori si impegnano con le rappresentative dei loro paesi di origine o di adozione.

La pausa per le nazionali non è mai andata a genio ai club che vedono le nazionali come fonti di rischio per i propri dipendenti stipendiati. Potremmo paragonarle ad un rischioso secondment (distacco ad altra società), il cui beneficio è affidato al caso più che ad una programmazione coordinata.

Scenario molto temuto dai club: costosi infortuni dietro l’angolo, stanchezza accumulata nelle trasferte, e perfino colpi di stato improvvisi che fanno perdere le tracce dei calciatori. Diawara, Keita where are you? I Guinea pigs (cavie ndr) sono per fortuna tornati in Europa.

Nel frattempo, Ronaldo diventa il più prolifico marcatore della storia nelle competizioni internazionali ma per fare valutazioni adeguate bisogna guardare molteplici fattori.

Cosa valutiamo quando giudichiamo il successo? Sicuramente sono importante i parametri, gli indicatori, i KPIs e non lasciarci ingannare dalle impressioni soggettive e dalle simpatie – per quanto possibile. Poi è chiaro che ogni recruiter abbia i suoi metodi e preferenze, ma alla fine chi vorreste nel vostro team ideale

Vediamo i numeri in nazionale (partite giocate/gol fatti/ media a partita):

• 180-111 Cristiano Ronaldo – 0.62

• 89-84  Puskas – 0.94

• 153-79 Messi – 0.52

• 92-77 Pelè - 0.84

• 123-71 Lewandowski – 0.57

• 100-67 Lukaku – 0.67

• 62-68 Gerd Mueller – 1.10

• 123-64 Luis Suarez 0.52

• 118-63 Zlatan Ibrahimovic 0.53

• 77-54 Gabriel Omar Batistuta 0.70

• 91-34 Maradona – 0.37

I numeri non dicono tutto. Non mostrano la generalità della prestazione ma di certo dicono molto. Per avere un quadro più completo servirebbe considerare fattori quali leadership (e come i colleghi migliorano attorno a te o grazie a te), la gestione dello stress, il peso specifico dei gol, gli assist, il tipo di competizionegiocata, e tantissimi altri fattori sui quali bisogna accordarsi. Mi riferisco ai c.d. intangibles: Le relazioni coi colleghi, col capo (allenatore), con i clienti. Non sempre il miglior talento è il miglior asset per la squadra.

Nel basket USA, una squadra super vincente degli anni 2010, i Golden State Warriors ha costruito il suo successo sulla c.d. strenght in numbers, cioè la forza del collettivo ma alla base aveva dei giocatori superlativi come Stephen Curry che ha rivoluzionato il gioco spostandolo verso i tiri da 3 punti (che se tirati con % elevati producono una resa maggiore del tiro da 2 punti che è sempre stato più efficiente).

Quindi d’accordo sul valore del collettivo ma le competenze sono necessarie per arrivare a grandi risultati.

In grassetto qui sopra le medie gol stratosferiche di Mueller, Puskas, Pelé mi hanno affascinato e rimandato ad un calcio passato, senza brand dove solo la maglia, le emozioni e il gioco contavano. Senza enormi sovrastrutture economiche. Mes que un brand. E parlando di brand…

CR7 – Brand! Anche questo altr'anno giocherà con la maglia numero sette

Cambio di casacca ma non di numero per il brand CR7. Se cercate un corso per imparare l’autostima suonate al campanello di Cristiano. El matador Cavani ha ceduto la sua maglia numero 7 al portoghese, che non ha le spalle strette. Gentile concessione o pressioni societarie?

Situazione del tipo: ho voluto la tua scrivania più luminosa perchè sono più importante/bravo di te, anche se tu sei stato fondamentale per le prestazioni degli ultimi anni del team.

Vedremo come sarà la coabitazione nel reparto offensivo dello United e come Cristiano migliorerà il Manchester United – per il momento i suoi gol non mancano, ma nemmeno inopinate disfatte come quella in Champions con lo Young Boys.

*Le nozioni di intelligenza emotiva non sono tutte incluse nel prezzo del corso. Se però pensate di poterne aver bisogno, rivolgetevi al buon Matteo Fini che qualche buon consiglio ve lo può dare (Grazie Bedorin, ma diffidiamo dal buon Matteo… nota del buon Matteo).

3. Esuberi, Ribery, e il piccolo principe

Come patate nel sacco, peso morto sul monte ingaggi della Roma.Il direttore Pinto, copiando la strategia del miglior Occam, è riuscito a non moltiplicare gli elementi in rosa e tagliare quasi tutti i pesi morti nello staff giallorosso, mia squadra del cuore. Less is more. Ciao Pastore, see you no more. El flaco ha negoziato una lauta buonuscita con il management portando ad una win-winsituation, perché dalla sua parte aveva ancora 2 pesanti anni di contratto: 8 MN di Euro dritti in saccoccia, un non magro bottino e per di più senza lavorare; e un equivalente risparmio per la Roma di 8 MN per un presunto fenomeno dimostratosi fragile e non utile alla causa.

Al contrario i capricciosi “esodati” - della generazione dei c.d. giovani picky (magari avessero avuto la voglia di lottare dei peakyblinders) - trovatisi all’ultimo anno di contratto non hanno potutobeneficiare dello stesso trattamento. Gli altri 3 sono: Fazio, Santon, Nzonzi che hanno rifiutato una serie infinita di offerte professionali alternative.

Il datore di lavoro allora decide che non c’è più spazio per la negoziazione e il pugno di ferro è l’unica moneta con cui ripagarli. Stipendio si. Lavoro no. Paradosso davanti al quale tantissimi di noi vorrebbero trovarsi – quantomeno temporaneamente in cerca di prospettive migliori.

Cominciamo da Fazio il comandante, in declino da 2 stagioni, minaccia azioni legali per essere reintegrato (e le ultime notizie sembravano confermare questa ipotesi). Non sei desiderato dal tuo nuovo manager, sei pagato profumatamente per scaldare la sedia, ma il lauto stipendio e la Dolce Vita non ti permettono di inquadrare lucidamente il tuo futuro professionale. Potresti testarti come persona in un nuovo ambiente, magari anche ridimensionandoti in una realtà più adatta alle tue attuali competenze. Vedremo a breve qualcuno che lo ha fatto. Fazio non segue la giusta rotta: ottico cercasi.

Sedia da scaldare n.2 - Nzonzi, campione del mondo e crollato nella stima europea dopo anni di opache prestazioni in più paesi. Ti sono fatte mille proposte per continuare a lavorare ma preferisci stare fermo -senza avere l’orgoglio di giocarti una nuova possibilità per la tua carriera che in teoria potrebbe offrirti delle buone possibilità tipo Benfica, Liga, Qatar. Suonava il coro da stadio sulle note dei Cranberries: non corri mai, non segni mai, Zoonzi zi zi zi. Legittimo l’atteggiamento di chiusura della proprietà.Alla fine il francese decide per la pensione dorata del Qatar e toglie il disturbo. Come mettere una croce sopra la tua carriera.

Santon, ex pupillo di Mourinho, non ha avuto le capacità di emergere in molte squadre e dimostrare il suo talento, probabilmente per suo demerito. Enfant prodige che potrebbe teoricamente rientrare nella rosa, in caso di emergenza. Parcheggiato - ma forse può tornare buono come ruota di scorta.

Ribery, invece dopo un’esperienza di alti e bassi a Firenze, innamorato del Bel Paese decide che portare competenze, calcio e magia in una piazza calda può regalargli ancora qualcosa nella sua incredibile carriera di leader. Andare in provincia, lavorare per una azienda piccola ma con valori umani può comunque soddisfare le sue ambizioni professionali. Ridimensionamento non sempre è segno di sconfitta. Il vecchio saggio che porta esperienza e lezioni ad un collettivo appena sbarcato sul mercato/giungla della Serie A.

Esubery! Punizione per Pjanic

Veniamo a Pjanic, il piccolo principe, consacratosi nella prima squadra del Lione, città di nascita dello scrittore e aviatore Saint-Exupery che volava i cieli con parabole ardite e imprevedibili quanto le punizioni del viaggiatore bosniaco. Pjanic ritrova ilbianconero, ma sul Bosforo, località Besiktas con la benedizione del Barcellona che ha continuato nella tragica gestione delle risorse umane. Il Barcellona non ha tuttavia voluto rimandare al mittente torinese un prodotto difettoso (seppur la scorsa estate fosse stato molto appetito per via delle plusvalenze) e ha deciso di continuare a sobbarcarsi parte del suo ingaggio. Il cecchino bosniaco, dopo aver imparato dal migliore di sempre, Juninho, traRoma e Torino delle punizioni era appunto stato il (piccolo) principe indiscusso, prima di perdere la mansione/ruolo a favore di CR7 – quest’ultimo inspiegabilmente mai efficace a Torino.Tutto questo condito dallo stallo relazionale col manager Koeman, che senza un colloquio lo ha scartato considerandolo non all’altezza del lavoro, in un Barcellona che affonda.

Come valutare il comportamento del Barcellona? Errore di valutazione tecnica, cattiva gestione della risorsa o prodotto già di per sé difettoso? Pjanic ad Istanbul continuerà a percepire il suo ingaggio continuando le sue peregrinazioni da animo nomade. Piccolo Principe ti sei perso in cerca della tua rosa.

Weekend 11-12 Settembre

1)Primo episodio:Non sempre vince il più forte – ma chi vince è pur sempre il migliore?

Il Grande Slam rimane lì nell’Iperuranio, pensiero stupendo per Djoker che nella sua cavalcata verso l’obiettivo si ferma oramai quando il traguardo era lì, a portata di racchetta. Partita senza troppe emozioni. Eccetto per la povera racchetta distrutta da Noleche oltre ad accusare mentalmente la tensione e perdere la calma,perde senza storia l’appuntamento con la leggenda e cede al russo Medvedev in 3 set. Djokovic perde la sfida con sé stesso e contro il suo rivale più simile, talmente simile da sembrare in questa finale la versione più efficace di se stesso. Medvedev certamente ha studiato la propria sconfitta di gennaio 2021 in Australia e ha cambiato il proprio piano di gioco, raggiungendo finalmente un obiettivo che il suo talento merita e deve aver capito che Pain + reflection = Progress come scriveva Ray Dahlio. Più banalmente, sbagliando si impara – come dimostrato anche dalle neuroscienzee non solo dalla saggezza popolare.

Puoi fare tutto bene sul lavoro, definire i tuoi obiettivi come SMART ma che alla fine risultano essere stati calibrati male. Sono più desideri che obiettivi. Il torneo olimpico era stato un campanello d’allarme e la sconfitta di New York è stata la dimostrazione che le risorse mentali, fisiche ed emotive non siano state sufficienti a Djokovic per chiudere la questione GOAT. Di certo non possiamo chiamarlo fallimento. Nella sconfitta Nole perde l’incontro ma guadagna la simpatia di tanti appassionati e non.  Le sue lacrime denotano l’emozione per essersi conquistatofinalmente l’affetto del pubblico, che sempre gli era stato ostile- parteggiando per Federer e Nadal. Umano, troppo umano. Altro che Io, Robot.

Jobber Magazine
Il valore del tuo lavoro dipende anche dal contesto in cui performi?
Novak Djokovic ha perso la finale degli US Open. Non ha completato il Grande Slam. E sono tutti contenti. Capita spesso che al lavoro a un certo punto arrivi quello bravo e all’inizio sei contento perché è bravo, ma poi se è troppo bravo diventa un problema. Succede anche da te…
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2) Secondo episodio del weekend: l’esperienza conta

Passando ad altra disciplina, grande emozione invece per SonnyColbrelli, professione ciclista-velocista. Un anno magico per lui, giunto alla piena maturità. A giugno si era laureato campione italiano ed oggi (domenica 12 settembre) campione europeo di ciclismo su strada a Trento. Tutte le carriere hanno un loro arco e se competenze, caratteristiche e circostanze lo consentono si può ad arrivare a risultati, a volte anche superiori alle proprie capacità.Sonny d’oro (cit. Gazzetta).

Nella lunga coda di successi estivi italiani Sonny dimostra al giovane talento belga Evenepoel che non sempre il più forte vince (ma il migliore forse sì, perché ha massimizzato gli strumenti a disposizone e risolto un problema con intelligenza vincente).

Remco distrugge tutta la concorrenza tranne quella di Colbrelli che resiste stoicamente sull’ultima salita, a lui non congeniale. Colbrelli usa le tattiche a sua disposizione, innervosisce e stanca il belga non dandogli quasi mai i cambi, lasciandogli fare il grosso del lavoro negli ultimi 10 km. Tattica efficace: il belga in due occasioni si spazientisce sbracciandosi contro il nostro corridore, e non riesce a studiare una contromossatattica. Si arriva a Trento l’italiano favorito sulla carta in volata impartisce una severa lezione al ragazzino: lo supera con perizia tagliando in testa l’ultima curva , lo distanzia e ottiene con vigoreil meritato successo. Dopo tante sconfitte ora chiamatelo Prof. Colbrelli. Lo studente Remco, con grande potenziale, oltre alla tattica deve anche imparare la sportività, il gesto dell’ombrello non è sintomatico di autocontrollo. E sempre parlando di errori: l’esperienza degli altri non conta niente se non l’hai maturata tu personalmente. Trust the process. Love the process.

Hai bisogno di un coach o migliorare le tue decisioni – chiedere di Matteo Fini e Pokertalk! Scegli bene: la soluzione ai tuoi problemi è a un click da te.

Nota tecnica: da notare come l’assenza delle radioline riporti il ciclista e le sue scelte al centro della competizione e non sia più “telecomandato” dall’auto-ammiraglia guidata dai tecnici.

Nota sportiva di inizio ottobre - senza particolari considerazioni professionali. Per il valore dell’impresa ho pensato potesse comunque interessarvi. Colbrelli mette il sigillo a questo suo anno speciale vincendo la Parigi-Roubaix (rivedila al link), nell’inferno del Nord, dopo una giornata in cui i ciclisti hanno affrontato pioggia battente, 50 km di terribile pavè, fango, forature e cadute. Era la prima volta che partecipava a questa corsa epica e dopo 22 anni riesce a riportare l’Italia sul gradino più alto. Anno magico per lo sport italiano. Il professore Colbrelli dà una lezione in volata ad un altro giovane belga (dopo Evenepoel) e al più quotatolandese Van der Poel, che però sbaglia il posizionamento all’ingresso del velodromo di Roubaix. Una vittoria che vale una carriera e giustifica la gioia smodata. Rivedetevi la reazione emotiva dopo la linea del traguardo. La tenacia e perseveranza e resistenza alla fatica sono forse le qualità più importanti per avere successo nella propria professione. Andare avanti nonostante tutto. Questo è quanto ha dimostrato Colbrelli che a 31 vive la stagione della vita, dopo anni di promesse non mantenute. E insegna anche che non è mai troppo tardi per giungere a grandi risultati.

Se avete voglia di mollare, non fatelo. O fatelo solo se è la sola opzione rimasta.


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Copertina Jobbermag #4 | Vol.3 | Ottobre 2021