Il perché ho criticato il Lukaku "Manager" lo spiega il dipendente Pirlo.

Jobber Risponde #1 - Rispondo alle domande dei lettori di Jobbermag.

Un caro amico dal Belgio mi ha scritto:

“I commenti su Facebook sono molto interessanti. È evidente che quando chiedi a qualcuno di guardare la realtà con distacco e oggettività, l'unica cosa che non puoi fare (non puoi nel senso che i risultati attesi saranno bassissimo) è usare l'esempio calcistico”.

Che in Italia siamo tutti Commissari Tecnici è noto. Che se gli tocchi il calcio faresti meglio a toccargli la madre è ancora più noto.

Il mio amico rifugiato belga si riferiva ai commenti che ho ricevuto su Facebook riguardo all’articolo uscito qui su Jobbermag, il giorno dopo la Finale di Europa League persa dall’Inter di Conte contro il Siviglia, dal titolo “Se pretendi sempre di essere il Boss, poi devi fare il Boss”. In questo articolo, come spesso faccio, prendo spunto da un avvenimento o comportamento sportivo per usarlo per spiegare dinamiche del mondo del lavoro. Ecco, nei commenti, nessuno ha criticato il mio articolo dal punto di vista professionale, ma solo la mia idea di calcio. Nello specifico il mio pensiero su Romelu Lukaku.

Ma io di Lukaku non critico né il giocatore né la persona, semplicemente noto un suo atteggiamento, quello di chiamare sempre palla e di lamentarsi ogni qual volta non gliela si passi, e lo uso per spiegare come molto spesso chi lavora pensa di poter fare il lavoro degli altri meglio degli altri e si arroga il diritto di dirlo, se non addirittura criticarlo.

Quando Big Rom si lamenta che non gli sia stata passata la palla dà per scontato che il suo compagno abbia “giocato” male, non capendo che forse, dalla sua posizione, dalla sua visuale e dal suo bagaglio di competenza, la soluzione ottima fosse un’altra.

Non si lamenta. Offende, così facendo. In un certo senso, se ci pensi.

E questo atteggiamento lo si ritrova spesso pari pari in Azienda. Un Capo, o magari anche un collega, che pretende sempre di avere l’ultima parola sul tuo lavoro, anche quando essere al top del tuo lavoro è esattamente il motivo per cui quel Capo ti ha assunto. Ma è comunque convinto di saper fare meglio lui.

O pensi davvero che Lukaku possa insegnare l’arte del passaggio filtrante di prima a Christian Eriksen, fammi capire?

Ma per spiegarti quanto l’abitudine di pensare di saper fare meglio il lavoro di un altro sia non solo inutile e fastidiosa ma alquanto controproducente per il business complessivo dell’Azienda userò un vecchio racconto di Kevin Prince Boateng su Andrea Pirlo.

“Un giorno, al termine della seduta, si avvicina, mi abbraccia e mi dice: ‘Quando sei libero, io ti vedo. Non c’è bisogno di gridare, perché altrimenti anche gli avversari capiscono che sei smarcato!’ 

Da quel momento lo guardai come Gesù. Era davvero un genio”.

Hai capito Boss?


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