L'importanza di continuare a studiare anche quando sei già il numero 1 in ufficio.

Te lo spiega Pep Guardiola.

Nel classico appuntamento del lunedì mattina con Jobbermag questa settimana ho proposto una riflessione a tema “allenamento” prendendo spunto dal nuovo disco in uscita di Capo Plaza che potrei riassumere con un:

Quando si raggiunge una posizione, considerata di successo, ci adagiamo sugli allori o continuiamo a studiare per migliorarci?

Qualcuno si è bonariamente lamentato del fatto che non avessi usato la classica metafora calcistica. Il motivo è semplice: parlare di allenamento usando lo sport è abbastanza banale. Usare Plaza mi sembrava un po’ più frizzante.

Ma caso vuole che nel frattempo Pep Guardiola abbia compiuto 50 anni e la Gazzetta gli abbia regalato un bel profilo che ci tengo a linkare per chi fosse curioso. E considerando che la prima esperienza da tecnico di Guardiola si è conclusa con 29 trofei, un sestuplete e la proclamazione di miglior tecnico del mondo e, forse, di tutti i tempi, direi che il buon Pep è l’esempio perfetto di chi arriva in alto, ma continua a evolversi per migliorare ancora e rimanerci. Citando l’articolo di Stefano Boldrini:

La ricerca di migliorarsi ha portato Pep nel corso degli anni non solo a modificare e rielaborare il suo calcio, ma lo ha introdotto in nuovi mondi.

Quindi rinnovo la domanda, a te, ma anche a me:

Mi accontento, magari arrivando addirittura a fare peggio, a essere un peso, per il mio Team o la mia Azienda, oppure continua a studiare e “allenarmi” per evolvermi, rimanere al passo e continuare a determinare?

Potrei chiudere qui. Ma dopo averla letta, sempre nell’articolo sulla Gazza, come si fa a lasciare andare questa citazione del loco Bielsa, uno dei Maestri di Pep, sul tema:

"Il successo deforma, rilassa, inganna, ci rende peggiori, ci fa innamorare di noi stessi. La sconfitta, al contrario, ci rende più forti”. 


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Copertina Jobbermag #2 | Vol.2 | Gennaio 2020