Il valore del tuo lavoro dipende anche dal contesto in cui performi?

Spiegato dalla rivalità Federer-Djokovic-Nadal

Novak Djokovic ha perso la finale degli US Open. Non ha completato il Grande Slam. E sono tutti contenti.

Capita spesso che al lavoro a un certo punto arrivi quello bravo e all’inizio sei contento perché è bravo, ma poi se è troppo bravo diventa un problema. Succede anche da te?

Quando Novak Djokovic si è affacciato sul circuito del tennis mondiale a metà del 2000 ricordo una sua dichiarazione sulla copertina di Sportweek: “Diventerò il numero 1 del Mondo!”. È matto, ho pensato. C’era Federer, c’era Nadal. Dove vuole andare questo?

Poi è successo che davvero Novak Djokovic è diventato il numero 1 del Mondo. Nonostante Federer e Nadal. Anzi, pensa cosa voglia dire vincere 20 tornei dello Slam. E ora pensa cosa voglia dire farlo nella stessa epoca in cui ci sono altri due giocatori in grado di farlo! Questa considerazione vale per tutti e tre, ovviamente.

Arrivati a tali vette il dibattito si è spostato da “Chi è il numero 1 del Mondo?” a “Chi è il più forte di tutti i tempi?”. Nessuno risponde Djokovic. L’ultimo arrivato.

Nei successi aziendali il merito va sempre a chi c’era prima. Succede anche da te?

E anche se domenica il serbo fosse riuscito a battere Medvedev, a chiudere il Grande Slam 2021, a staccare a quota 21 gli altri due, nessuno avrebbe risposto “Djokovic”.

No, il dibattito sembra sempre ristretto a Federer e Nadal. Anzi, a Federer. Io stesso risponderei Federer. Anche se sono Nadaliano. Ma il mio parere conta poco. Andiamo a vedere i numeri.

Tutti e tre (come anche Agassi in un’epoca di poco precedente) hanno vinto tutti e quattro i tornei del Grande Slam, ma non nello stesso anno. Tutti e tre sono a quota 20. Ma allora chi è il più grande? Gusto personale? Federer è considerato “il Tennis” dai più, quindi lui?

Secondo me sono interessanti altri numeri. Un po’ meno numeri. Del resto so’ statistico, ma ho sempre pensato che lo sport fosse altro.

In realtà sono molti mesi che mi chiedo se le carriere dei tre tenori potessero essere in qualche modo pesate. Forse è solo un esercizio di stile, alla fine chissenfrega, godiamoci lo spettacolo. E poche settimane fa, nel mio vagare senza meta su Youtube, mi sono scontrato con questo video del canale Goatkovic, che dal nome capiamo essere vagamente schierato…, però propone un’interessante analisi dei successi di Federer, Nadal e Djokovic, dal titolo “Toughest path to Slams?”, concentrandosi sul contesto in cui si sono trovati a partecipare e vincere. Quanto è stato difficile, o estremamente semplice, il cammino verso la vittoria? Verso il raggiungimento di successi in serie. Chi erano gli avversari? Quanti top10 o top5 hanno dovuto superare per arrivare al trofeo?

Ti lascio al video, il risultato ti sorprenderà, continuiamo sotto.

Spesso in azienda arriva quello nuovo e si trova la tavola apparecchiata. Con poco, vince. Ma molto più spesso ti trovi in un campo ostile. Pieno di difficoltà e avversari. Quanto vale il tuo riuscire ad emergere? A superare gli ostacoli? A portare valore? Quali qualità, magari più di carattere che tecniche, devi tirare fuori? Per farti riconoscere quello che tu sai già di avere. E perché alla fine alla domanda chi è il più bravo? nessuno risponde mai “te”? Te lo sei chiesto?

Tutto il pubblico di Flushing Meadow ha tifato contro Djokovic. Colpevole di spodestare quello che loro credevano essere meritevole di un posto nell’Olimpo. Forse un po’ ci ha messo del suo anche il serbo non proprio simpaticissimo con alcuno atteggiamenti in campo (e non ha mancato di far notare la sua frustrazione urlando in faccia al pubblico più volte quest’anno…). Ma nella corsa al GOAT non è richiesta la simpatia. Mentre forse è richiesto aver vinto in un field molto più duro, essere riuscito a chiudere un Grande Slam con quattro vittorie consecutive a cavallo tra il 2015 e il 2016 (un virtual Grande Slam, lo chiamano), aver battuto Nadal sulla terra rossa del Roland Garros (dove il maiorchino ha vinto il titolo solo 13 volte…), non una bensì due volte, aver battuto Federer nel giardino di casa sua, a Wimbledon, in ben 3 finali (e non averci perso mai) e l’ultima volta, nel 2019, salvando due match point di cui il secondo con un cross stretto di dritto che trasuda grandezza.

Quante volte al lavoro quello è antipatico però è anche bravo? Quante volte preferisci non vederlo? Certo non ammetterlo. E fai combutta col tuo compagno di scrivania?

Ho sempre pensato, estremizzando e semplificando, che se Federer era il talento e Nadal l’agonismo, Djokovic era secondo in talento e secondo in agonismo, quanto basta perché, sommando, fosse primo in assoluto. Sicuramente ha dimostrato che in un contesto molto più competitivo, più difficile, con più avversari, è lui quello che detiene il record di settimane totali (337) come numero uno al mondo del ranking ATP.  Nonostante gli altri due. O forse grazie agli altri due.

Tu, nel tuo lavoro, quanto sei bravo perché sei bravo? E quanto perché il contesto è favorevole? E quanto perché i tuoi colleghi non sono nemici? E quante volte hai dovuto dimostrarlo, anche quando era evidente?

Ti da fastidio o ti carica?


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Copertina Jobbermag #1 | Vol.3 | Settembre 2021