8-OBBER

Cos'è successo nell'ottobre del Jobber? Tra Darwin, Goleman e Neymar.

Intro

Ormai appuntamento fisso di fine mese è tornato a trovarci il nostro Andrea Bedorin che dalla sua finestra belga guarda a noi e all’Europa con occhio attento e ci regala ancora una volta davvero tanti spunti sul mindset, le scelte e la leadeship in pieno stile Jobber. Il tutto condito anche da un paio di riferimenti così d’altro profilo che quasi mi vergogno. Buona lettura.


8-OBBER

Ho letto durante questa nuova pausa – per la Confederations League, torneo che non ho ancora molto capito - che il più pagato giocatore della storia della galassia del calcio stia considerando di lasciare la sua nazionale dopo il mondiale del Qatar 2022. Non è facile rimanere a livelli altissimi senza mai arrivare al livello più alto. C’è chi ce la fa, e chi mai. Parliamo dell’odiato bimbominchia di Neymar che dall’alto dei suoi 220 e passa Milioni di euro vale quanto un’azienda. Il talento non si discute e nemmeno le competenze tecniche, il brasiliano ha in dotazione piedi da calcio bailado, che ho visto in pochi giocatori – vedi il funambolo Denilson, il mai arrivato Robinho o l’argentino ex Sampdoria Ortega. A tratti si può scomodare Ronaldinho. Qui però le aspettative erano altissime per Neymar. Il nuovo Pelè, il successore di Messi e CR7. Il ragazzo è arrivato in alto, molto in alto ma probabilmente il suo carattere ed una concorrenza bestiale non gli ha permesso di alzare il Pallone d’Oro. C’è chi alza l’asticella e chi un po' il gomito.

Il calcio di certo per lui non è un’ossessione come per gli altri due succitati marziani. È un ottimo giocatore, ma quando ti trovi sempre a dover guardare in alto, o hai la perseveranza, la tigna e anche l’umiltà di imparare, oppure potresti perderti e non arrivare a destinazione. Cassano è l’esempio classico ad avere sprecato un talento smisurato, per carenze caratteriali e di intelligenza emotiva. Neymar aveva intuito che se vuoi giocare a livelli superiori devi confrontarti coi più grande. Ha certamente provato ad andare a scuola dal più grande capitale/talento offensivo di questa epoca (a mio parere e secondo la sommatoria di gol e assist) passando alcune stagioni in Catalogna e facendo impazzire i tifosi Culé. Ha imparato molto. Ha vinto tutto con la pulce. Doveva però provare a sé stesso e al mondo di valere di più, di non essere un secondo violino. Ha così deciso di seguire il suo agente, come Cuba Gooding Junior in Jerry Maguire e il risultato è stato: “Coprimi di soldi”. Destinazione Paname. Lo sceicco pensava di vincere trofei ma i trofei non si comprano, si vincono sul campo e la Champions è un torneo complicato. Il PSG falsa la competizione francese ma stenta a livello europeo.

Torneremo sulla questione calcio – economia – competizione – gioco – comunità. Al momento però sembra di essere in un gioco dove i ricchi sono irraggiungibili in cerca della loro Super Lega.

Il calcio per O’Ney è una delle cose importanti della sua vita – e ci mancherebbe con tutto quello che guadagna ad ogni respiro- ma non è l’unica. Il sacrificio simil buddista, in stile CR7, con tutte le storielle sulla sua dieta, la preferenza di bagni gelati di notte alla compagnia di donne avvenenti o la cura maniacale del proprio corpo (strumento professionale ad alta precisione). Tutto questo non fa per lui.

Neymar Jr. invece non disdegna feste, pettinature particolari, la moda, e il Carnevale come ogni brasiliano che si rispetti: ultimamente sono apparse foto di lui appesantito – quasi come un altro suo connazionale che non è arrivato dove avrebbe potuto, Adriano. Sette kili in sette giorni.

Ma torniamo ai fatti: 400 gol totali e 70 gol per il Brasile sono numeri da capogiro, ma se hai come tuoi competitor Messi e Ronaldo, questi non bastano e verrai sempre visto come l’inseguitore. C’è chi come Djokovic aveva il fuoco della guerra addosso ed ha inseguito Federer e Nadal con ostinazione maniacale e ha perfezionato la tecnica, migliorato la dieta, è passato attraverso rimedi al limite del doping (camere iperbariche), ha chiesto assistenza a dei grandissimi come Agassi e Becker per perfezionarsi. E poi c’è chi come Neymar non è riuscito a trasformare il potenziale infinito in realtà

Non dimentichiamoci però che il calcio è uno sport collettivo e non uno sport individuale. D’accordo coi premi di impiegato del mese o contest aziendali per stabilire la propria leadership. D’accordo con lo stile neoliberista del GOAT, ma il calcio è qualcosa per cui “Il tutto è più della somma delle singole parti”. Il contesto dove lavori conta. E lo sapeva il GOAT del Basket: “il talento ti fa vincere una partita. L’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato.”

Vedremo il PSG dove arriverà e quale sarà il ruolo di Neymar che condivide l’ufficio con due scomodi colleghi come Mbappè e Messi.

Il viaggio dell’eroe – trova la tua storia

Dove il fisico dei calciatori non arriva più, si compensa con l’esperienza – a meno che non ti chiami CR7 brand.  Dove non arrivano la velocità di pensiero e creatività della gioventù, nuove capacità trovano spazio.  Ogni periodo della vita ha le sue competenze richieste – la chiave è nell’unica scelta essenziale. Possiamo rimanere eterni Peter Pan o imbarcarci nel sacrificio delle dolorose scelte, definirci e migliorare un giorno alla volta, cercando il nostro percorso ed il nostro ruolo verso una Champions League o un Mondiale che forse non vinceremo mai, ma che proveremo ad afferrare.

La fortuna è trovare mentori per strada oppure alleati – come nel c.d. viaggio dell’eroe. Si parte, si affrontano sfide che non sappiamo se vinceremo. L’obiettivo non è il risultato ma il percorso dicono. Be here now.

A proposito, recentemente ho visto il film “Il divin codino”.  La perseveranza è la vera dote da coltivare. L’unica via per risultati di livello superiore, anche per i campionissimi.

La vicenda di Baggio ci insegna anche un’altra lezione mai troppo ripetuta, non mettere mai in cattiva luce il tuo capo (ricordate Sacchi nel mondiale americano?) né oscurarlo (vedi Lippi) dimostrandovi più bravi o amati di lui.

Low profile, testa bassa ma visione di gioco – l’obiettivo è collaborare al meglio, in attesa che il capo accetti sfide migliori e lasci spazio a voi; o se ciò non accadesse, sarà il vostro turno per gettarvi nella giungla del lavoro, verso un altro ruolo. C’è anche da ricordare sempre che più in alto si va, meno sono le posizioni disponibili e quindi potrebbe persino capitarvi di restare ogni tanto in pausa. Il nostro amico Dollarumma lo sa – si è scelto una sfida difficile ma ha anche il coraggio di provarci, finchè il suo creatore Rajola non lo porterà altrove. Non sappiamo quale sia la strategia di quel diavolo di procuratore.

Non tutti escono dal laboratorio familiare con la mente predisposta a soffrire nel presente in attesa di una incerta ricompensa futura. La mente ci inganna – ci dice di non fare, di risparmiare energie, ci dissuade dalla fatica che non ci piace. La mente ha i suoi trabocchetti per non spingerci in avanti e farci risparmiare energie nella lotta alla sopravvivenza. Solo che al momento se hai un cellulare e ci stai leggendo, per te sopravvivere non è un problema ma realizzarti forse sì.

Dicevamo: Il lavoro, lo sforzo, la fatica e l’impegno sono l’unica via per risultati di livello superiore, anche per i campionissimi. Non è sempre possibile mantenere la mente a pieno regime, infatti vediamo come la tenuta mentale anche di un grandissimo giocatore come Neymar (riandate a vedere la sua esplosione in Brasile, ci sono dei gol e numeri da Playstation) non può essere data per scontato. Abbiamo visto il mese scorso gli esempi di Djokovic e Colbrelli.

Jobber Magazine
Il valore del tuo lavoro dipende anche dal contesto in cui performi?
Novak Djokovic ha perso la finale degli US Open. Non ha completato il Grande Slam. E sono tutti contenti. Capita spesso che al lavoro a un certo punto arrivi quello bravo e all’inizio sei contento perché è bravo, ma poi se è troppo bravo diventa un problema. Succede anche da te…
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Winter is coming

Breve digressione su Mourinho dopo la disfatta più grande della carriera sulla panchina di una squadra abituata a fare delle disfatte europee il suo marchio di fabbrica. Le condizioni non sono favorevoli, gli avversari conoscono il campo sintetico, ascoltano soffiare il vento del nord e sanno come la palla loro amica viaggerà sul campo da futsal. Un risultato tennistico pesante però, contro un avversario solido, bene organizzato e con buone individualità non si spiega se non in un calo mentale e di motivazione.

E chi è colpevole? Mourinho si assume le colpe del turnover, attribuisce ai suoi calciatori di riserva valore limitato e li boccia clamorosamente, definendoli inferiori alla rosa titolare del Bodo Glint. In realtà i titolari non fanno meglio, anzi. Lo Specialone butta fumo negli occhi ma si trova sull’orlo del precipizio, e la sua carriera come la Roma affonda? Perfino un pupazzo al suo posto oggi avrebbe fatto meglio.

Siamo passati dal 6-2 di Manchester contro lo United, con tutte le scusanti degli infortuni, al 6-1 norvegese. I giocatori della Roma sembravano salmoni che tentavano di risalire la corrente nordica ma che inesorabilmente venivano schiaffeggiati dagli orsi norvegesi. Una grande squadra non trova alibi, come non li trova un allenatore – e per fortuna Mourinho riconosce di aver sbagliato. Sebbene poi parli di giocatori di valore limitato. Avrà dato una scossa alle riserve o le avrà affossate psicologicamente?

La rosa della Roma manca certamente di esperienza e profondità ma non è così diversa da quella di Fonseca. Fonseca aveva valorizzato Diawara, con lui Villar sembrava un genietto, Mayoral un Inzaghi dei poveri – brutto ma buono, Kumbulla non aveva sfigurato, e il giovane Calafiori era sembrato più che promettente. Ora sono scomparsi dai radar e hanno perso fiducia.

Ecco, dopo la Norvegia arriva il Napoli e un buon pareggio. Mourinho però reagisce alla disfatta nordica e adotta una strategia da Squid Game – 5 giocatori vengono epurati, eliminati e messi direttamente in tribuna. Non sono adatti a vestire la maglia della Roma e sulla panchina si siedono giovani della primavera al loro posot.Fine del gioco per loro ed è appena iniziata la stagione. La rosa della Roma di colpo viene falcidiata dal Frontman della Roma e non dal destino. Siamo solo ad inizio campionato ma Mourinho sta correndo un rischio a giocare così tante partite con pochissimi uomini.. Quello che di solito è un survival game riservato all’allenatore (e al terzino destro della Roma, vedi alla voce crociati) diventa un gioco per tutti (o quasi) i giocatori della magica.

Daniel Goleman, noto psicologo ed autore di bestsellers sull’intelligenza emotiva, scrive “per avere successo sul lavoro, la gente deve sentirsi accettata, apprezzata e parte integrande dell’organizzazione, ed essere convinta di avere le capacità e le risorse interiori necessarie non solo per riuscire ma anche prosperare”. Il salone di Torino è da poco finito ma un consiglio: regalate un libro di Goleman a Mourinho.

Mourinho è sempre stato più un manager che un tattico. Se ora perde il tocco magico di comunicatore e motivatore, il suo periodo alla Roma potrebbe rivelarsi difficile e persino breve – nonostante la fiducia e gli investimenti degli americani. Non capiranno molto di soccer, ma di certo si aspettano altri risultati dopo oltre 80 MN di investimenti estivi.

Quelli che…benleggono

Se leggete Jobber bensapete che il poliedrico Matteo Fini - factotum della città ambrosiana che sforna sorprese come “Mio fratello Gue’”. Per la serie: Il parente misterioso - è a disposizione per orientarvi nella giungla del lavoro.

Forse non siete un animale metropolitano né un animale aziendale, ma nella logica del gioco la sola regola è essere… – come suggeriva il buon vecchio Charles “L’origine delle Specie” Darwin. E se non riuscite ad adattarvi, avete la fortuna/disgrazia di essere nati in un mondo dove le possibilità sono molteplici e potete assumere il ruolo di guerriero moderno nel ruolo di imprenditore o libero professionista, oppure sfidare la sorte come quadro o manager, essere aziendalista più del vostro capo e rimanere al vostro posto – lì nel mezzo finché ce n’hai, stai lì che casomai paghi le cambiali.

Scrivi la (tua) storia. – Lezioni su come pubblicare un libro, a breve su questi pixel.


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Copertina Jobbermag #6 | Vol.3 | Novembre 2021